Nessuna traccia della “Vecchia Scuola” sulla mappa del catasto napoleonico, dove già era segnata l’attuale strada di accesso. La scuola infatti, come spesso accadeva, si svolgeva in un locale privato presso la sede del Comune, all’arco d’ingresso del Borgo medievale, che allora era capoluogo del comune di Rivalta (Piacenza).

Arco d’ingresso al Borgo di Rivalta

Dopo l’Unità d’Italia, con regio decreto nel 1862 Vittorio Emanuele II autorizza il cambio di denominazione in quello di Rivalta-Trebbia, per distinguerlo da altri comuni dello stesso nome.
Sarà Umberto I poi nel 1889 ad autorizzare un nuovo cambio di denominazione in Comune di Gazzola, perché Rivalta, capoluogo di comune, cede per sempre alla sua piccola frazione di Gazzola, la sede e quindi la denominazione comunale.


La popolata Rivalta-Trebbia, divenuta frazione, non ha ancora un edificio scolastico e le amministrazioni comunali si preoccupano della necessità di dare alla scuola una decorosa sede propria, anche per migliorarne le condizioni igieniche; così nel 1920 viene presentato al Ministero della Pubblica Istruzione un progetto con una richiesta di mutuo, che non viene concesso per mancanza di fondi disponibili.

Storia

L’anno millenovecentotrentuno è l’inizio della storia dell’Edificio Scolastico di Rivalta, quando l’amministrazione comunale, considerato che ora l’istanza di mutuo alla Cassa depositi e prestiti e agli Istituti di previdenza potrà essere certamente accolta, in vista delle larghe disponibilità predisposte dal Governo Nazionale, approva il progetto per la costruzione dell’edificio scolastico della frazione di Rivalta-Trebbia.

Il progetto tecnico prevede anche l’annesso alloggio per l’insegnante della scuola, che sarà in uso gratuito e perpetuo.

Nell’inverno del 1932 si prevede l’appalto dei lavori per la costruzione dell’Edificio Scolastico di Rivalta-Trebbia e, anche per diminuire la disoccupazione nella stagione invernale, ci si avvale della mano d’opera locale non specializzata.

Per il riscaldamento della scuola varie stufe in terra refrattaria di ottimo stato provengono dagli Uffici Municipali e le Scuole del Capoluogo, dove viene cambiato il sistema di riscaldamento.

Con la sorveglianza del Real Genio Civile, il progetto prevede anche l’approvvigionamento idrico della scuola con la costruzione di un annesso pozzo a trivellazione, necessaria per la natura del terreno, vi è infatti un alto spessore di roccia a pochi metri di profondità.



Inaugurata nel 1933, la “Vecchia Scuola” viene frequentata da 63 alunni di 1ª 2ª e 3ª Classe, con una sola insegnante; considerando che sarebbero 65 l’anno successivo, si approva l’istituzione della Classe 4ª Elementare da svolgersi nell’aula appositamente costruita nell’Edificio scolastico, sia per evitare il trasferimento giornaliero di alunni nel Capoluogo di Gazzola e Agazzano, sia perché una scuola serale istituita ha rivelato un gran numero di semi-analfabeti.

Intanto, per migliorare le condizioni della pubblica istruzione elementare, sono necessarie almeno un paio di stanze a fianco della scuola stessa per essere destinate ad alloggio della maestra, che abitava circa metà dell’aula scolastica.

Occorre sdoppiare la scuola con una seconda insegnante e istituire la 4ª classe; mentre nel comune capoluogo a Gazzola è istituita la 5ª classe.


Acqua potabile per il territorio

La costruzione del pozzo-completo di pompa modernissima e di autoclave- ha dato ottimi esiti per l’impianto e per la ricca falda d’acqua potabile trovata alla profondità di metri 109.

Questo permette di dotare d’acqua potabile anche la frazione rurale di Rivalta con la realizzazione di un primo tronco dell’acquedotto. Nel 1935 diversi proprietari intervengono con un importo di circa la metà della spesa per la realizzazione della conduttura dell’acqua potabile nelle proprie cascine; l’impianto di acqua potabile è indispensabile, sia dal lato igienico come dal lato economico, perché fino allora gli abitanti devono attingere acqua con botti nel fiume Trebbia.

Il piano di questi lavori pubblici allevia non solo il disagio della siccità – l’acqua abbondante che potrà essere fornita sarà il sollievo e la ricchezza di questa laboriosa popolazione rurale - ma anche il problema dell’occupazione locale.

Intanto la popolazione del Borgo di Rivalta provvede al proprio fabbisogno idrico ancora mediante pozzi-cisterna, le cui acque sono indubbiamente pericolose e rappresentano un danno per la salute pubblica perché facili ad inquinarsi per la vicinanza di case e stalle; così nel 1940 il Comune costruisce un piccolo acquedotto derivando l’acqua dal pozzo della scuola, già dotato di impianto idoneo, convogliandola al centro del Borgo di Rivalta e distribuendola mediante una fontanella di erogazione pubblica installata nel piazzale della frazione.

Torrione Opizzone

Il Conte Luigi Zanardi Landi contribuisce a parte della spesa per la costruzione del tronco Scuola-Castello dell’acquedotto rurale di Rivalta-Trebbia e concede al Comune di sistemare il serbatoio cellulare della capacità di mc 8 sul torrione “Opizzone” del Castello di sua proprietà.

È da considerare che il Castello di Rivalta ospita durante vari periodi dell’anno le colonie elioterapiche organizzate dal P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) e l’Asilo-Nido dell’O.N.M.I. (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) per i figli dei mondariso e che in caso eccezionale è adibito per lo sfollamento dei ricoverati dell’Ospizio Vittorio Emanuele II di Piacenza.

COLONIA ELIOTERAPICA

Dall’estate del 1938 “La Vecchia Scuola” è sede della Colonia Elioterapica di Rivalta, a favore dei figli di famiglie numerose, delle mondariso e dal 1941 anche dei figli dei lavoratori richiamati alle armi.

La provincia è un vero centro di rifornimento per le operazioni di monda del riso nelle risaie lombarde e piemontesi. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, migliaia di “mondine” partono dalle località della collina e della montagna e si riuniscono alla Stazione ferroviaria di Piacenza da dove proseguono in treno verso le risaie.

(foto da “Piacenza 40-45 Il dramma di una città” di Ennio Concarotti, Humanitas editrice)

Stazione ferroviaria di Piacenza.
Mondine piacentine impegnate nel duro lavoro delle risaie vercellesi.
DOPOGUERRA

Nel dopoguerra la scuola è in attività fino agli anni sessanta, con una grande aula al piano rialzato e una al primo piano, accanto all’alloggio delle insegnanti, mentre la mensa, che verrà adeguata alle nuove norme, è nel seminterrato. Ampio anche lo spazio verde a disposizione degli alunni.

( Foto della mostra “Gazzola, com’era e come eravamo” – Palazzo Municipale di Gazzola, 2009 ).