di Mauro Annoni

Ho letto con attenzione la trascrizione della ricostruzione della battaglia di Monticello svolta dallo storico Mirco Dondi che già avevo ascoltato nella primavera del 2015 e che avevo molto apprezzato per la completezza della narrazione.

La storia di questa battaglia mi interessa particolarmente e occupa parte del mio impegno attraverso una ricerca personale che sto svolgendo da parecchi anni perché sono il figlio di Cesare Annoni detto Barba II che era al comando dei 25 partigiani della seconda compagnia della 7ª Brigata che decisero di non rispettare l’ordine del comando, rimasero nel castello e subirono l’attacco nella notte tra il 15 e il 16 aprile del 1945.

Vi scrivo per fornirvi alcune notizie che possono essere utili a completare le informazioni sulla battaglia di Monticello.

Cesare Annoni è nato a Gazzola il 13 marzo 1916, i suoi genitori Annoni Enrico e Gardella Clementina si stabilirono a Colareto di Momeliano nel comune di Gazzola provenienti da Travo nel 1902. Cesare era l’ultimo di sette figli. La famiglia Annoni rimase a Gazzola fino al 1929, dopo la morte di mio nonno Enrico si trasferì a Statto.

In nessuna cronaca della battaglia di Monticello ho trovato il luogo di nascita di mio padre e ritengo che per il vostro sito possa essere utile inserire la notizia che al comando degli uomini della Settima Brigata nella battaglia di Monticello c’era un partigiano nato a Gazzola.

Cesare Annoni ha scritto una relazione sulla battaglia di Monticello che appare nel fascicolo n. 60 annata 1960 della rivista “Il movimento di Liberazione in Italia” nel racconto di Italo Londei, il comandante della Settima Brigata, dal titolo “La storia partigiana nella Val Trebbia attraverso la storia di una brigata”.

Noto con grande soddisfazione che buona parte delle informazioni fornite dallo storico Mirco Dondi nel suo racconto sono state recuperate dalla relazione di Annoni.


“La Battaglia di Monticello”

«Il giorno 5 aprile, dal mio comandante ricevo l’ordine di trasferirmi con i miei uomini a Monticello di Gazzola, con compiti offensivi contro alcuni battaglioni di S.S. e brigate nere, dislocati nella zona di Montechiaro-Cisiano-Fabbiano-Rivergaro, nella bassa Val Trebbia.

Partimmo da Cascina Boschi di Mezzano Scotti e arrivati a Monticello prendemmo alloggio nelle stalle vicine. Con noi si trovavano pure il commissario di brigata Gino Cerri e il partigiano Gobbi Francesco (Tom). Dopo esserci fatta consegnare la chiave della scuola elementare, che ha sede nel castello locale, cominciammo ad organizzare la cucina e i dormitori.

All’alba del giorno 8 una compagnia di S.S. ed una di brigate nere, dislocate a Cisiano di Rivergaro, occupavano la cima del monte Pillerone, senza incontrarvi alcuna resistenza: la posizione era tenuta dagli uomini di un distaccamento della III brigata, i quali dormivano tutti nelle stalle vicine alla quota. Sulla cima del monte vennero piazzati 2 mortai da 81 mm. e due mitragliatrici pesanti, col compito di dominare le nostre posizioni di Monticello. Ogni giorno dalle 12 alle 19 i nemici facevano esercitazioni di tiro per colpire le nostre postazioni o dove potevano scorgere degli uomini.

Il giorno 11 ricevemmo l’ordine di abbandonare Monticello per ripiegare a S. Giorgio di Bobbiano. L’ordine proveniva dal comando divisionale, giustamente allarmato per gli attacchi di sorpresa che gli avversari erano soliti compiere. Mi consigliai con Gino Cerri: insieme decidemmo di rimanere a Monticello e di ritirare le nostre postazioni all’interno del castello.

Il giorno 12 con lo stesso commissario mi recai a Monteventano, dove si trovava la brigata autonoma del comandante «Valoroso». Discutemmo insieme del pericolo che potevamo incontrare rimanendo trincerati nel castello, ma il «Valoroso» e il suo vicecomandante Romeo ci assicurarono che avrebbero perso la vita pur di soccorrerci in caso di accerchiamento.

Ritornati a Monticello disponemmo le nostre squadre così suddivise:
1) Sul campanile della chiesetta, che sta addossata al castello sul lato est, la squadra di Pedralli, Ramponi, Morselli, Lodrini, Bassi;
2) Nel salone del lato nord la squadra di Piersanti, Zanelletti, Gaio e 4 russi;
3) Nell’aula della scuola, sempre al lato nord, la mia squadra con Soardi, Cerri I°, Mazzari, Albasi;
4) A pianterreno, a presidiare l’entrata est del castello, che era sprovvista di portone, la squadra di Gino Cerri, Tom, Stefanini (Balilla), Bernava, Bergantin, Scarezzato, Mascotto.

Il giorno 14 i rimanenti uomini del mio distaccamento, comandati da Leggi I° e da Mazzocchi partivano in missione verso la pianura per ritirarsi poi il giorno 17.

“La vita dopo la Guerra”

Nel 1946 la Commissione Regionale Riconoscimento Qualifica Partigiani Emilia Romagna ha riconosciuto a Cesare Annoni la qualifica di partigiano combattente per il periodo dal 17/04/1944 al 28/04/1945; nel 1948 la Commissione Regionale gli ha riconosciuto la qualifica di Comandante di Battaglione (oltre 100 uomini) corrispondente a Tenente per il periodo dal 3/06/1944 al 28/04/1945.

Dopo la liberazione Cesare Annoni ha fatto parte della polizia partigiana nella città di Piacenza, poi della polizia ausiliaria, e dopo aver frequentato un corso a Nettuno nel 1947 è entrato a far parte del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, prestando servizio presso la Questura di Piacenza fino al 1950, a Cosenza fino al 1960, a Pesaro fino al 1974, anno in cui è andato in pensione.

Nel novembre del 1945 si è sposato con Anna Tramelli, nata a Gazzola nel 1924, nel gennaio 1947 è nata la figlia Enrica a Piacenza e nel settembre 1953 sono nato io, Mauro, a Rivalta Trebbia nella casa abitata dai nonni materni Artemio Tramelli e Carolina Ferri che si trova ancora oggi nella stradina che dalla chiesa conduce verso il ristorante La Rocchetta.

Cesare Annoni è morto il 30/10/1995, riposa nel cimitero di Villa Fastiggi a Pesaro insieme alla moglie Anna deceduta il 12/09/2005. I figli Enrica e Mauro vivono a Pesaro; a Rivalta Trebbia, Gazzola e in varie località del piacentino abitano numerosi parenti delle famiglie Annoni e Tramelli.


In allegato:

  1. due foto di Cesare: [1] mentre era militare a Casale Monferrato (primi anni ’40), [2] con Basilio Pedralli presso il cippo eretto a Monticello in memoria di Gino Cerri (estate 1993);
  2. un resoconto da me scritto, citando varie fonti, sulla presenza del distaccamento della 7° Brigata comandato da Cesare Annoni in Val Luretta in vari periodi della lotta di liberazione;
  3. il link che rimanda alla lettura della relazione interna al racconto “La storia partigiana nella Val Trebbia attraverso la storia di una brigata” di Italo Londai (dal momento dell’occupazione del castello di Monticello alla fine della battaglia, pagine 81-86)